Ravenna ed "El Tond"– Nella città dei mosaici, un ambizioso progetto di rilancio del ciclismo locale
Buongiorno Folkriders,
lo diciamo subito, questa avventura per noi ha avuto un sapore diverso. Non è stata come le altre. Sarà perché la nostalgia dell’infanzia, superata una certa, si fa sempre più forte, oppure perché ritornare dove è iniziato il nostro sogno rappresenta una sempre emozionante chiusura del cerchio. Tutto questo, e molto altro, lo abbiamo vissuto a Ravenna, nel weekend dell’ Immacolata.
Nella piccola Bisanzio adriatica, infatti, oltre ai mosaici che ne impregnano le costruzioni e lo spirito, non siamo venuti solo per fare un giro, ma per toccare con mano una iniziativa di Rinascita (attenzione a questo nome, lo ritroveremo) della bicicletta in città. Alle 11.00 di domenica 7 dicembre, infatti, abbiamo appuntamento con Emiliano Galanti – presidente del Comitato Amici per il Ciclismo di Ravenna, associazione promotrice del progetto che andremo a raccontarvi. Ci incontriamo nella centralissima Piazza del Popolo, e gli presentiamo subito la EM 116 S TWANG JET che ci accompagnerà in questo giro intervista. Ed in poche parole, sgattaiolando insieme nelle vie del centro storico e scambiando chiacchiere in odor di piadina, ci troviamo in quella sintonia che solo i cicloaffezionati come noi possono condividere. Emiliano inizia a presentarci l’idea- ma sarebbe meglio dire il sogno che diventa realtà - del Ravenna Bike Park, un’area multidisciplinare dedicata alla pratica del ciclismo giovanile e non solo, ricavata in quello che fu l’Ippodromo Candiani. Quello che per i ravvenati, era dialetticamente noto come “El Tond”, e riteniamo che ogni traduzione sia superflua.
“L’idea è, in tutta sincerità, venuta quasi per gioco – attacca a spiegarci Emiliano mentre ci dirigiamo verso la nuova Darsena “sono appassionato di fantaciclismo (vestali del fantacalcio, udite ed imparate!) e, in epoca poco antecedente al COVID, in una discussione tra utenti si segnalava che a Cesena stava prendendo piede l’idea di fare un ciclodromo, mentre a Ravenna – detto in tutta franchezza, iniziative simili erano sempre un miraggio. Ed allora ho detto, facciamolo anche noi! Qualche amico mi è venuto dietro, e l’idea ha cominciato davvero a prendere forma”
Diobò, si direbbe da queste parti! Personalmente, come sei arrivato a tutto questo? La nostra domanda echeggia qui in Darsena, espressione di una Ravenna che sa essere anche moderna, tra Street Art e locali per giovani.
“Da ragazzo ho corso in bicicletta, con la maglia del Pedale Azzurro (società storica avente sede in zona Fornace Zarattini, nda) poi la vita mi ha portato su altre strade. La passione però è rimasta, tra pratica amatoriale e trasferte con gli amici per seguire dal vivo le tappe dei Grandi Giri, fino ad associarsi al nostro spirito di iniziativa e portare questo progetto ad un altro livello. Paradossalmente, il periodo del COVID ci ha dato il tempo necessario per strutturarlo in modo adeguato, instaurare un dialogo con le istituzioni locali, individuare nel vecchio ippodromo un’opportunità da cogliere”
Ascoltare Emiliano mentre spingiamo la EM 116S TWANG JET sulla lunga e suggestiva Darsena, in una giornata splendidamente temperata, fa crescere la nostra curiosità a dismisura.
“Non c’è ovviamente stata solo burocrazia, studi di fattibilità e di economicità, temi di reperimento fondi. Abbiamo fatto un lavoro di ricerca storica, a custodia e riscoperta della tradizione ciclistica ravennate. Sul nostro sito, oltre ad una rassegna delle maglie e dei colori delle società storiche della “scena”, abbiamo dedicato grande spazio a Guglielmo Malatesta, uno dei primi grandi campioni prodotti dalla nostra città”
L’epopea di Guglielmo Malatesta, precoce talento della pista che proprio al vecchio velodromo-ippodromo ha visto i suoi albori, è contenuta in un delizioso libretto a lui dedicato, sempre a cura del Comitato Amici del Ciclismo di cui Emiliano è presidente. Basti in questa sede sapere che a lui, olimpionico a Londra 1908 e ravennate tra i quattro ciclisti italiani che parteciparono a quell’edizione, fu intitolata nel 1934 la Società Ciclistica Malatesta, antesignana della S.C. Pedale Ravennate con cui condivise la splendida maglia bianca con fasce orizzontali giallorosse. I colori della città, per decenni contrapposti alla S.C. Rinascita.
Si, quella Rinascita di cui parlavamo in precedenza.
Quella Rinascita in cui per un periodo, militò anche Marco Pantani.
E mentre immaginiamo quel caleidoscopio di vecchie e gloriose divise, quelle rivalità che rimandano ad un’epoca della bicicletta più spartana, ma forse anche più gustosamente genuina, giungiamo al Pala De Andrè, storico impianto sportivo cittadino intitolato all’ Avvocato Mauro De Andrè, fratello del cantautore Fabrizio e stimato professionista, nonché per lungo tempo collaboratore del Gruppo Ferruzzi. Da qui è un attimo riprendere una pista ciclabile– qui sono rare più o meno come le piadine– r e ridirigersi verso il centro città. L’ingresso sud del Ravenna Bike Park è a poche pedalate.
“Più di tutto – riprende Emiliano – volevamo creare un ambiente sicuro, attrezzato, comodo per la pratica del ciclismo giovanile a Ravenna. Da ex praticanti, conosciamo fin troppo bene le difficoltà logistiche che i genitori devono affrontare per accompagnare i figli agli allenamenti, scaricare e caricare biciclette, borsoni, caschi etc. , dovendo anche preoccuparsi di farli divertire lontano dai pericoli del traffico. Per invogliare i giovani al ciclismo, si parte da una pratica sicura, dove sviluppare serenamente la tecnica e coltivare la socialità”
Non facciamo quasi in tempo a finire il concetto, che abbiamo già varcato l’ingresso del Bike Park, dove lo spettacolo è di quelli importanti: una pumptrack realizzata a regola d’arte sul versante sud-est, ideale per sviluppare riflessi e coordinazione, e sullo sfondo, il ciclodromo. Una pista ad anello classico “già a norma per le categorie giovanili” come giustamente puntualizza Emiliano “ma perfetta anche per gli amatori che vogliono venire a girare in tranquillità”.
Per noi parlare poi di quanto la EM 116 S TWANG JET si trovi a proprio agio su questo tracciato. In Trovador siamo da sempre appassionati di pista, tanto disciplina di grande tradizione quanto scuola impagabile per le nuove promesse della velocità. Tempismo, riflessi, senso tattico, coordinazione, gestione delle energie, freddezza ed esplosività: queste sono solo alcune delle grandi qualità che si sviluppano sull’anello. In sella alla nostra EM 116 TWANG JET, piano piano incrementiamo il ritmo. Non possiamo smettere di pedalare – abbiamo scelto il pignone fisso per oggi – eppure le gambe non le sentiamo. Siamo leggeri, forse un po’ inebriati anche. L’aria del mare quasi invernale, con il torpore che induce ai pensieri, ci fa sentire ancor più in un’altra dimensione. Sognante, forse, la parola più appropriata per descriverla. Vorremmo girare “en tond” all’infinito.
“Vieni, ti porto dove sorgerà l’Area MTB per i ragazzi” Emiliano ci scuote, aiutandoci a tornare al presente. O meglio, al futuro prossimo, all’area sotto i pini marittimi – e non potrebbe essere altrimenti – dove sarà ricavato uno spazio dedito alla Mountain Bike, con rampe, salti, percorsi a ostacoli e tanto altro ancora.
E’ fondamentalmente il vero grande motivo per cui siamo qui: la costruzione di quest’area verrà finanziata da una raccolta fondi promossa dal Comitato, alla quale Trovador ha aderito con gioia, che ha ottenuto in breve tempo risultati eccellenti. Prova tangibile di una città che vive e si mobilita per la bicicletta.
“Siamo a buon punto: il progetto è già definito, l’inaugurazione è prevista per fine Aprile 2026”. Emiliano, prima di salutarci per rincasare e godersi un buon brodo domenicale, ci mostra dove sorgerà quest’ area per i ragazzi, l’ultimo tassello di un mosaico – inevitabile davvero dirlo – quasi inimmaginabile fino a poco tempo fa. E non possiamo certo nascondere di provare un pochino di invidia per quei giovanissimi che ne usufruiranno, che si daranno magari appuntamento il sabato pomeriggio, dopo la scuola, un po’ a metà strada tra novelli Goonies e bikers in erba, a sfidarsi in prove di abilità e magari raccontare il tutto in classe il lunedì successivo, in un fine settimana lungo come un libro, come solo a quell’età può succedere.
Immaginare tutto questo, cari Folkriders, è il motivo per cui non riusciamo davvero a pensarci lontano dalla bicicletta. Un pedale dietro l’altro, un giro di ruota dietro l’altro, un chilometro dietro l’altro, verso la città della nostra infanzia.
L’ultima roccaforte della fantasia.
la traccia: https://www.komoot.com/it-it/tour/2708742282
il sito del Comitato: https://www.ciclismoravenna.it/