Il Bandera e i Re Magi

Il Bandera e i Re Magi

Buongiorno Folkriders,

come l’essenza del nostro marchio impone, non riusciamo mai a resistere alla tentazione di seguire le tracce imbevute di folclore locale. Nei nostri giri, capita e capiterà spesso di ripercorrere le piste di cavalieri, maghi, creature mitiche, leggende perdute, provando a riscoprire il fascino e la suggestione di tanti piccoli luoghi che nascondono piccoli e grandi tesori. È il folkriding più puro, come lo intendiamo noi, perché si nutre indistintamente di storia documentata e tradizione orale, di fatti cronologici e sfumature intriganti, di episodi reali ed immagini affascinanti.  Se poi il tutto avviene in tema, nel nostro caso proprio a puntino per il periodo natalizio, tanto meglio.

Prendete per esempio la GR116 T LASER WAVE, pronta a partire dalla Stazione di Busto Arsizio. In che viaggio ci condurrà mai, la nostra 80s bike, trovandosi qui, a pochi chilometri dal lago Maggiore e dall’Aeroporto di Malpensa?  Ormai ci conoscete: cerchiamo le fantasie, le coloriamo, e ci facciamo a nostra volta colorare da loro.  Abbiamo fatto ricerche, ci siamo fatti ispirare, ed oggi siamo in una città che non solo rappresentava un importante polo tessile della Lombardia, ma che offre curiosità veramente imperdibili. E personaggi speciali.

Da Busto, forse proprio da dove siamo noi, nei dintorni della stazione di una cittadina dove lo stile liberty domina le vie più antiche, secondo la tradizione partì per i suoi viaggi il poeta – guaritore, El Dutur Bandera. Qui urge una breve parentesi. L’espressione “Dutùr”, in dialetto lombardo e soprattutto nel significato più recente, non ha esattamente una accezione positiva. Si riferisce, in modo un po’ canzonatorio, a persone che ostentano la propria conoscenza e la propria saggezza, acquisite dopo anni ed anni di esercizio della professione. Oltre ovviamente ad indicare, un po’ colloquialmente, qualcuno che ha studiato, che deve la propria posizione ad ore ed ore passate sui libri. Ebbene, per il Bandera, entrambe le sfaccettature erano azzeccatissime!

Ma chi era costui? Nato cieco da un occhio, da famiglia umile con fare tirannico, dimostrò sin da giovanissimo un interesse spasmodico per l’arte del guarire e per le avventure più audaci. Evidentemente incompreso dalla sua comunità, si spostò dapprima a Milano e poi verso lontani paesi d’Oriente, dove apprese i segreti del prestare cure e vide mondi incredibili.

Quando tornò a Busto, in modo un po’ vanesio, prese a girare per osterie a raccontare delle sue gesta, attirando la curiosità – spesso, anche l’ilarità – dei suoi compaesani. Ci piace proprio immaginarlo così, trafelato ed un po’ tronfio per le strade della sua città, mentre noi sorridendo svicoliamo agili sulla GR 116 T LASER WAVE, scoprendo a poco a poco le piccole perle di questo comune storico. Dalla stazione, infatti, in poche centinaia di metri la storia si arricchisce. Supponiamo, per esempio, di ricongiungere con ago e filo – e non potrebbe essere altrimenti! – il Museo del Tessile già in passato Cotonificio Ottolini, con la villa in pieno stile art-decau Ottolini-Tovaglieri, un tempo appartenuta proprio al fondatore dell’omonimo cotonificio. Siamo su strade che testimoniano un passato di splendore della borghesia Industriale bustocca, che si intrecciano meravigliosamente con luoghi simbolo di un passato più remoto e se vogliamo anche un po’ più immaginifico.  Alessandro Manzoni, spostandoci giusto in ambito letterario, soggiornò spesso con la famiglia a Casa Tosi, ospite dell’amico ed ecclesiastico Luigi Tosi che divenne poi in seguito anche Vescovo di Pavia. Una targa in via Carlo Tosi resta a memoria di questa amicizia, che influenzò ed ispirò oltremodo il poeta fino a spingerlo alla composizione delle sue Osservazioni sulla morale cattolica.  Tutto racchiuso in poche centinaia di metri. Altri due colpi di pedale, infatti, e da casa Tosi arriviamo all’Edicola di San Carlo Borromeo, edificata intorno al 1610 quale punto di passaggio cruciale per le processioni e le benedizioni delle campagne limitrofe.

E qui il nostro viaggio, simbolicamente o forse no, cambia proprio colore, spirito, forma. Ci arrestiamo brevemente. La GR 116 T LASER WAVE è pronta, nel suo spirito multidimensionale, a fare questo salto con noi: stiamo lasciando la storia per legarci di nuovo alla leggenda, una leggenda dal sapore di oro, incenso e mirra. Suona familiare? Certo che sì: erano i doni che i Re Magi portavano con sé, quando stanchi, intorpiditi ed affamati, trovarono ospitalità proprio a Busto Arsizio, in una delle notti di quel lungo viaggio sulla scia della stella cometa che li avrebbe condotti in terra d’Oriente.  In questa stessa Busto le cui strade abbiamo assaggiato, i Magi trovarono il conforto dei monelli locali, che li rifocillarono a colpi di polenta, bruscitti (meravigliosa carne finemente tritata, cotta negli aromi a fuoco lento e sfumata di buon vino rosso, tipica di queste zone) e vin brulè.  Sempre secondo il mito, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare mai dimenticarono l’accoglienza ricevuta dai bustocchi, ritornandovi molte volte nei secoli, anche in incognito, e transitandovi nel loro viaggio finale verso Colonia, ove le loro reliquie avrebbero trovato definitiva dimora. 

A Colonia  arrivarono partendo da Milano, dalla Basilica di Sant’Eustorgio, dove sempre si disse che l’arca dei Magi fu custodita prima che l’Imperatore Federico Barbarossa ne disponesse il trasferimento nel proprio regno.

Quanta storia, quanto folclore, quanta suggestione si annida in noi, mentre in sella alla GR116 T LASER WAVE, puntiamo verso Milano, proprio verso Sant’Eustorgio, creando con il nostro ago ed il nostro filo una via di seta preziosa, piena di sorprese, verso il capoluogo.

Uscire da Busto invero è semplice, dirigendosi verso il Parco Alto Milanese, intercettiamo un lungo sentiero ciclabile, proprio racchiuso fra il parco ( che ha risvegliato i nostri istinti gravel, ci siamo davvero trattenuti a stento dall’avventurarci) e la E-Work Arena, moderno tempio della pallavolo femminile e precedentemente intitolata a Maria Piantanida, grande pioniera dello sport bustocco e tra i primissimi esempi di atleta multidisciplinare, avendo gareggiato con profitto sia nell’atletica leggera che nella pallacanestro ed avendo allenato a lungo nella ginnastica Pro-Patria.

Dai colori biancoblù a strisce tipici della società simbolo di Busto, si passa velocemente all’altrettanto caratteristico – e calcistico- lilla di Legnano, una città che profuma di ciclismo antico (l’omonima squadra professionistica dai colori rosso verdi che scrisse la storia di questo sport almeno fino a metà anni ’60) e moderno (la Bicipolitana che collega in modo capillare i punti cardinali della città).

Quanti elementi che convergono. Proprio sulla Bicipolitana, il lilla si presenta ancora ai nostri occhi, essendo il colore della linea che utilizziamo per giungere al Castello Visconteo di Legnano, che sembra incastonato nella storia stessa della bicicletta, tanto è vero che per arrivarci transitiamo sulla ciclabile intitolata ad Alfonsina Strada, prima donna a partecipare nel Giro D’Italia nel 1924, e per allontanarci prendiamo invece quella intitolata a Gino Bartali.  Bartali, Legnano, un binomio che non necessita di approfondimenti, se non un moto di rispetto ed orgoglio storico da parte nostra.

Il viaggio che abbiamo intrapreso, lo comprendiamo sempre di più ad ogni giro di ruota, non ci dà tregua. Le immagini, i paesaggi, i colori si susseguono a colpi di scena continui, dal liberty al medievale, dall’urbano all’industriale passando per l’agreste, se consideriamo poi che dal castello Visconteo prendiamo l’Olona Greenway, un altro piccolo gioiello sospeso tra testimonianze storiche e amore per la mobilità dolce. Costeggiando il torrente omonimo, diretti verso Parabiago – altra città simbolo dell’industria calzaturiera – superiamo golene sospese tra il fiume ed i suoi argini, aree verdi ricche anche di fauna e i resti di quei vecchi mulini che alimentavano tutta la catena agricola ed industriale della zona.  A Parabiago, è l’Oasi Parades a rappresentare un punto di svolta nella nostra rotta: là, dove secondo la leggenda un agricoltore locale era appunto solito rispondere in dialetto “grazie, par adés” ai clienti che non lo pagavano prontamente per il lavoro, scegliamo di incrociare il Canale Villoresi verso Nord anziché proseguire diritti verso il centro di Nerviano. La ciclabile del Villoresi, divenuta operativa nel 2010, è ormai uno standard per i ciclisti in allenamento, con i suoi 64 km da Monza a Somma Lombardo. O viceversa, come nel nostro caso! Sul Villoresi però non restiamo per molto, puntiamo diretti verso Rho, superando prima la frazione Garbatola (se potete, visitate la sua Festa Granda che ogni anno tra fine agosto/inizio settembre saluta la fine dell’estate), ed arrivando in una città profondamente rinnovata, grazie in primo luogo ai grandi padiglioni della sua Fiera. Anche a Rho, la bicicletta sembra sapersi far notare: secondo l’etimologia popolare, il nome richiama chiaramente la parola ruota che, a ben notare, fa bella mostra di sé anche nel logo cittadino. E per restare in tema, stiamo passando sulle strade della Ciclistica Birighello, società storica del ciclismo giovanile locale, che da anni coltiva i talenti della zona. Che duelli con i bianconeri dell’U.S. Nervianese!

Facendosi spazio tra le sane rivalità sportive di questi luoghi, La GR 116 T LASER WAVE sente l’avvicinarsi delle luci della città, della sua città.  Da Pero, passando per Molino Dorino – che chiude idealmente la nostra via dei mulini, arrivare al quartiere Gallaratese è un attimo, in tempo per godersi uno spettacolo di street art tra i palazzi. La GR 116T LASER WAVE partecipa volentieri al valzer di colori, la pedalata è ancora sciolta, leggera, come se viaggiassimo su polvere di stelle. Neppure ci accorgiamo di essere passati dalla vivacità della periferia all’eleganza del centro, tutto trasparente, cristallino, nelle pieghe placide di una domenica mattina.

E ne siamo sicuri, in piazza XXIV Maggio, abbiamo udito nell’aria una arringa del Bandera, abbiamo sentito di nuovo il gusto dei bruscitti, percependo la presenza del traguardo

A Sant’Eustorgio, a due passi dalla Darsena di Milano, a un tiro di schioppo dalle Colonne di San Lorenzo, giunge così a conclusione questo nostro viaggio ricco di episodi, personaggi ed avventura. Un viaggio, lo diciamo con piacere, svoltosi su molte strade e piste ciclabili ben protette, ben collegate, comode ed anche talvolta suggestive. Come ad aver percorso davvero una via della seta, profumata di oro, incenso e mirra, sulla scia di una stella cometa.

In bicicletta, e solo in bicicletta, cari folkriders, si può vivere un sogno simile, vivendo il nostro tempo e, allo stesso modo, percorrendo al suo interno epoche e luoghi lontani, da un’alba luminosa fino al bagliore della sera.

Quando un giorno diventa un secolo, senza smettere di essere un istante fugace, un lampo che vale la pena di inseguire.

 

il link alla traccia  https://www.komoot.com/it-it/tour/2721877377 

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